Proclamato lo stato di agitazione nei siti di Rho, Caronno, Santhià e Villanterio dopo l’annuncio del taglio del 20% del personale e la chiusura di uno stabilimento.

Roma, 18 maggio 2026. Le segreterie nazionali di Filctem CGIL, Femca CISL e Uiltec UIL, unitamente alle RSU, esprimono la più totale e ferma condanna nei confronti delle gravi decisioni industriali del Gruppo Teva sulla decisione di licenziamento collettivo che colpirà il 20% della forza lavoro della divisione TAPI in un momento di forte crescita economica.

Per contrastare questa strategia industriale fondata sui licenziamenti, il sindacato ha proclamato da subito lo stato di agitazione per tutti i lavoratori e le lavoratrici, con la sospensione di ogni forma di collaborazione e lo sciopero immediato delle prestazioni straordinarie.

L’attacco all’occupazione: utili miliardari e tagli selvaggi

La multinazionale farmaceutica Teva ha comunicato l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo che colpirà il 20% della forza lavoro della divisione TAPI, traducendosi in Italia nel taglio di circa 100 lavoratori e lavoratrici su 500 totali nei quattro siti del Paese. Il piano prevede il ridimensionamento degli organici negli stabilimenti di Santhià (VC), Rho (MI) e Caronno (VA), nonché la chiusura definitiva del sito di Villanterio (PV), dove lavorano 30 dipendenti.

“Questa scelta – denunciano i sindacati - non è determinata da una crisi economica, bensì da un cinico calcolo finanziario. Teva gode infatti di ottima salute: nel 2025 ha registrato fatturati miliardari con una crescita del +4% rispetto al 2024, un trend ampiamente confermato dalle performance estremamente positive del primo trimestre 2026. L’incremento sostanziale dell'utile operativo, un flusso di cassa positivo e il raddoppio del valore del titolo azionario registrato a dicembre 2025 hanno permesso al management di raggiungere l'obiettivo storico di riduzione del rapporto debito/EBITDA”.

Nonostante questi eccezionali risultati – hanno proseguito - e i massicci guadagni per gli investitori, Teva ha scelto la via del disimpegno strategico nella chimica di sintesi. Dopo il fallimento di un primo tentativo di vendita di TAPI, l'azienda sta deliberatamente riducendo gli acquisti interni di principi attivi, rivolgendosi a concorrenti esterni al solo fine di far apparire la divisione fittiziamente meno redditizia, giustificando così tagli speculativi per massimizzare il profitto di una futura vendita. Si tratta di una condotta inaccettabile che calpesta l'Articolo 41 della Costituzione Italiana, il quale sancisce che l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o recare danno alla dignità umana. Negli ultimi 8 anni, Teva ha già cancellato in Italia 4 siti produttivi e licenziato circa 1000 lavoratori: non permetteremo lo svuotamento di un altro pezzo del nostro patrimonio industriale per finanziare la transizione ai farmaci biologici a spese delle famiglie.

“I tagli – continuano Filctem, Femca, Uiltec - corrispondono a una precisa e cinica scelta finanziaria, volta a massimizzare i profitti per gli azionisti a scapito del tessuto sociale di tanti territori. La colpa di questa situazione risiede interamente nella bramosia di profitto di Teva, non in fantomatiche posizioni ideologiche o in chi difende il diritto al lavoro”.

Nei prossimi giorni verranno calendarizzate ulteriori azioni di lotta, scioperi e manifestazioni nei territori. Le organizzazioni sindacali chiedono un totale ripensamento del piano industriale di Teva e il mantenimento intatto dei livelli occupazionali, e lanciano un appello urgente alle istituzioni locali e nazionali affinché intervengano immediatamente a tutela della vertenza: il patrimonio industriale e occupazionale italiano non è un saldo di fine stagione”: concludono.

Comunicato stampa

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