La CGIL e la Filctem, nei loro interventi, hanno chiarito che l'uscita dal carbone non può essere pagata e scaricata sui lavoratori.
All'incontro erano presenti, inoltre, i comuni, e le regioni interessate alla zona Nord, le imprese Terna, A2A, Enel, le OOSS confederali e di categoria e alcune associazioni ambientaliste. Sono state distribuite delle slide realizzate da Terna che illustrano la situazione delle centrali a carbone dell'area Nord (Monfalcone, Brescia, Fusina, La Spezia) e le azioni necessarie per raggiungere l'obiettivo in tale area entro il 2025. Le altre aree del paese: Centro (comprendente Centro Nord e centro Sud), Sud (zona Sud e Sicilia), Sardegna saranno convocate nelle prossime settimane; in particolare per la zona Centro si prevede un incontro con le stesse modalità per il 19 giugno.
La CGIL e la Filctem sono intervenute e hanno ribadito che l'uscita dal carbone non può essere pagata e scaricata sui lavoratori. Infatti, si dovranno individuare adeguate soluzioni sia per quanto riguarda la salvaguardia occupazionale che per l'individuazione di percorsi formativi necessari a riqualificare le competenze esistenti alle nuove figure professionali che si renderanno necessarie.

Inoltre, si ribadito come centrale fosse la costituzione di un Tavolo Nazionale come sede di confronto permanente tra governo, sindacato, imprese e amministrazioni locali e dato che la scelta del phase-out è stata politica, il governo non può limitare il suo ruolo a semplice notaio – ha detto la Filctem in un comunicato -, come del resto i grandi gruppi partecipati dallo stato dovranno essere impegnati a realizzare una seria riconversione utilizzando nuove tecnologie e combustibili compatibili come gas, solare, eolico, biometano, idrogeno come previsto dal PNIEC.

In ultimo, non per importanza, abbiamo sottolineato che il nostro paese è il secondo paese manifatturiero europeo e che il costo energetico è un fattore competitivo strategico.


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