È stato proclamato dalle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e dal Coordinamento nazionale delle RSU e delle strutture territoriali uno sciopero di un’ora per il giorno 27 aprile 2026 per le lavoratrici e i lavoratori del gruppo ISAP/FLO, da svolgersi alla fine di ogni turno. Lo scorso 27 febbraio è stata, infatti, avviata una procedura di mobilità per i 45 dipendenti del sito di Catania e la conseguente chiusura delle attività.

“Lo sciopero si è reso necessario – spiegano i sindacati – a seguito dell’incontro con l’Azienda avvenuto al MIMIT lo scorso 8 aprile in cui la stessa si è sottratta alle proposte avanzate per una gestione socialmente accettabile della crisi dello stabilimento catanese. Nella fattispecie ai dirigenti di ISAP abbiamo chiesto:  apertura di una cassa integrazione straordinaria; di avviare una ricerca di un acquirente per riqualificazione e reindustrializzazione, salvaguardando così  l’occupazione; una gestione sociale dell’esubero anche attraverso un’incentivazione congrua e dignitosa. Lo stesso Ministero aveva proposto strumenti di gestione della crisi anche da un punto di vista finanziario attraverso l’accesso al fondo di salvaguardia per il tramite di Invitalia”. Ricordiamo che la crisi dello stabilimento di Catania ha molteplici fattori, su tutti un forte deterioramento dei risultati economici del gruppo che negli ultimi 10 anni di attività ha perso grandi quote di mercato passando da 220 milioni di fatturato ai 160 milioni del 2025, il 2026 non prevede inversioni di tendenza, ad oggi il dato è in flessione di un ulteriore 8%.

“Permane la determinazione a chiudere il sito senza aprire la cassa – fanno presente le organizzazioni sindacali -, strumento per altro a costo zero. Permane, inoltre, la volontà di accompagnare i lavoratori alla porta con un incentivo di 5.000 euro, cifra che il coordinamento nazionale ritiene misera e provocatoria. Sul piano occupazionale l’azienda ci ha inoltre informato che le tensioni non si esauriscono con la vicenda Catania, ma che sarà inevitabile una riorganizzazione dei siti di Verona e di Parma. Nonostante ad oggi non ci sia ancora un piano definito, non sentiamo di escludere eventuali impatti occupazionali”.
Queste le ragioni della mobilitazione con l’apertura  dello stato di agitazione e conseguente blocco di tutte le flessibilità e degli straordinari, e con lo sciopero.

“Chiediamo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, non solo un gesto di solidarietà per chi oggi subisce queste decisioni, ma anche un segnale che possa contribuire a rilanciare le relazioni sindacali oggi sbilanciate e non compatibili con la storia dell’azienda e delle nostre Federazioni”: concludono i sindacati.

Comunicato stampa


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