«Se Patuanelli intende dare seguito a quanto ha dichiarato, non sarà solamente un costo sociale enorme e un colpo ferale alle aziende ravennati. Perderanno il posto centinaia di migliaia di lavoratori, perché si indebolirà tutto l'apparato industriale italiano». Il segretario nazionale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli, è romano ma conosce benissimo Ravenna. Non solo perché il suo responsabile organizzativo, Massimo Marani, è ravennate. Ma soprattutto per l'influenza che una realtà che produce 1'80% del gas di estrazione italiana, ha su ogni specialista del settore.
Falcinelli, le dichiarazioni di martedì del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, annunciano un «provvedimento tombale» sulle concessioni alle estrazioni di gas in Italia. Come giudicate queste affermazioni? «Sono sbagliate e avventate. La discussione sulla transizione energetica, in Italia, è eccessivamente emotiva. Il passaggio alle rinnovabili non avviene con il click di un interruttore, ma serve un passo in avanti dal punto di vista tecnologico che noi non abbiamo compiuto. Per quanto dovremmo dirci che siamo più avanti di altri».

In che senso? «Come è noto, l'Italia è principalmente un trasformatore, e per questo abbiamo un sistema molto energivoro. E paghiamo l'energia il 25% in più degli altri competitor. Siamo al 40% di produzione da rinnovabili rispetto al 30 di media europea. La quota derivante dal gas è del 39%, rispetto al 27 dell'Ue. E dal carbone ricaviamo il 12% dell'energia, quando la media continentale è del 23. Azzereremo quest'ultimo dato nel 2025, la Germania lo farà nel 2038. Siamo avanti, ma le aziende stanno pagando anche il prezzo di questa avanguardia. Dobbiamo investire prima di accelerare ulteriormente. Non possiamo bloccare le estrazioni repentinamente o non reggeremmo questo ulteriore strappo».

Quali sarebbero i costi del provvedimento di blocco delle concessioni, qualora venisse attuato? «Il blocco delle concessioni - dopo due anni inutilmente spesi per il mai compiuto Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee - noi lo avevamo osteggiato già quando la settimana scorsa venne annunciato nel Milleproroghe. Infatti ci preoccupò quel ritiro per "estraneità dalla materia del decreto" e ci sembra che ora Patuanelli agisca in reazione al malcontento interno al M5S. Così però non si perdono solo i 10mila posti di lavoro fra diretti e indiretti nell'upstream ravennate. Si rischiano centinaia di migliaia di posti per il colpo che si sferrerà al nostro sistema industriale, sotto stress per la pandemia. E ricordiamoci che nel Ravennate si estraggono 4,5 miliardi dimetri cubi di gas, l'80% di quelli prodotti in Italia. Ma il nostro sistema ne consuma 15 miliardi e diventeremo ancora più dipendenti a livello geopolitico da realtà come la Russia e il Nordafrica».

Ora è chiaro che il Pitesai non sarà più prorogato, perché "bruciato" dalle affermazioni di Patuanelli e perché il Pd accettò la proroga sui tempi di attuazione a patto che fosse l'ultima. A febbraio scade la moratoria e qualcosa accadrà. Cosa chiedete al Governo? «Per l'ennesima volta: un confronto. Possiamo condividere un percorso che restringa i tempi di una transizione verso le rinnovabili, che va ineludibilmente trainata dal gas. Il recovery fund ci può fornire questi strumenti, ma a noi nessuno ha ancora chiesto nulla. E se diamo l'impressione che non abbiamo strategia, ma con quei soldi vogliamo solo fare assistenza per ristorare il reddito di chi perde lavoro, perderemo i fondi europei. Non ci verranno concessi, perché servono per investimenti, non per assistenzialismo».

E cosa si può inserire in quel piano, sull'energia? Faccio un esempio: abbiamo condiviso un protocollo di relazioni con Eni che fa emergere un cambio di mission. Nel 2050 il suo core business saranno le rinnovabili e l'oil&gas si ridurrà al 20 per cento. In mezzo c'è anche un fondamentale investimento per Ravenna, da 2 miliardi, che diventano 4 con il suo sviluppo. Consentirebbe oltre alla cattura della CO2, anche il suo immagazzinamento nelle piattaforme in disuso e il suo utilizzo per la produzione di idrogeno blu. Oggi è possibile miscelare l'idrogeno al metano per un 20%, con investimenti e tecnologia si può arrivare al 100%. È paradossale che qualcuno bolli queste opportunità come non sostenibili, perché portano solo vantaggi all'ambiente. Serve ragionare assieme su questo, non affossare un settore irrinunciabile per l'economia del Paese».

Scarica l'articolo di Andrea Tarroni,Corriere Romagna 31 dicembre 2020


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