Oggi ricorre il 50° anniversario di Seveso e una lettera a firma del segretario generale della Filctem Cgil, Marco Falcinelli, e del responsabile nazionale Salute e Sicurezza della Filctem Cgil, Marco Todeschi,  ripercorre le tappe che, attraverso la contrattazione collettiva, il settore chimico ha intrapreso per rinnovare le norme di salute, sicurezza e ambiente, anticipando le direttive europee.

La lettera

Car* compagn*,

il 10 luglio ricorre il cinquantesimo anniversario (1976-2026) di uno degli incidenti ambientali più gravi della storia industriale italiana: il disastro di Seveso.

Sono passati cinquant'anni da quel giorno del 1976 in cui una nube di diossina (TCDD) fuoriuscì dallo stabilimento ICMESA di Meda, contaminando il territorio di Seveso e dei Comuni limitrofi, costringendo centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case.

Lo ricordiamo non per fare un semplice esercizio di memoria storica.

Lo ricordiamo perché quella tragedia ha cambiato profondamente il modo in cui in Europa si affronta il tema della sicurezza negli stabilimenti chimici. Ma è anche un pezzo della storia della contrattazione collettiva e dell'azione sindacale del nostro settore.

Ci vollero sei anni, dopo Seveso, perché la Comunità Economica Europea si dotasse di una normativa comune sugli incidenti rilevanti: la direttiva 82/501/CEE, la prima "Direttiva Seveso". Per la prima volta si affermava un principio destinato a cambiare l'approccio alla prevenzione: la sicurezza degli impianti non poteva essere lasciata alla sola iniziativa delle aziende, ma richiedeva regole comuni e il controllo delle autorità pubbliche.

Ma noi, con la contrattazione del settore chimico, quella strada l'avevamo già intrapresa molto prima.

Già nel CCNL del 12 dicembre 1969 le parti sociali avevano inserito un capitolo specifico dedicato ad "Ambiente di lavoro, igiene e sicurezza del lavoro", superando la vecchia indennità di nocività e introducendo, per la prima volta, veri e propri valori limite di esposizione ai fattori di rischio.

Quel contratto affermava un principio molto chiaro: la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali veniva prima della produzione. Se nei reparti venivano superati i valori dell Concentrazioni Massime Permissibili l'impianto doveva fermarsi. L'impresa era tenuta ad intervenire per eliminare le cause del rischio e, nello stesso tempo, a garantire il posto di lavoro ai lavoratori interessati dalla sospensione della produzione.

Negli anni Settanta furono aboliti i vecchi Comitati Paritetici di prevenzione e sicurezza e vennero istituite le Commissioni Ambiente, composte esclusivamente dai lavoratori, recependo così quanto previsto dall'articolo 9 dello Statuto dei lavoratori e che avevano, tra i vari compiti, quelli di promuovere le misure di tutela della salute e di aggiornare i registri ambientali e biostatistici dei reparti.

Nel CCNL del 31 ottobre 1979, appena tre anni dopo Seveso e tre anni prima della direttiva europea, il contratto nazionale dei chimici introdusse la "Scheda delle caratteristiche di impianto". Uno strumento che, nei fatti, anticipava ciò che sarebbe poi diventato un obbligo di legge: la conoscenza degli impianti, le modalità operative per assicurare le condizioni di sicurezza, i mezzi di prevenzione e protezione, gli interventi sugli impianti in caso di emergenza diventavano elementi imprescindibili che accompagnavano il processo produttivo.

Così come nel CCNL del 1983 dove nasceva la Scheda di sicurezza delle sostanze chimiche che anticipava la normativa europea ed italiana nell’informazione sulle caratteristiche tossicologiche impiegate nei siti produttivi.

Il percorso contrattuale dei chimici è la dimostrazione che la contrattazione collettiva, quando è forte e capace di leggere i cambiamenti, può arrivare prima della legge, attraverso le battaglie e gli accordi che lavoratrici, lavoratori e loro rappresentanti conducono quotidianamente nei luoghi di lavoro.

Per questo ricordare Seveso significa ricordare anche quella stagione di conquiste contrattuali.

Una storia che non si è fermata negli anni Settanta. È proseguita con la nascita della figura dell'RLSSA, con il progetto Responsible Care, con il continuo aggiornamento delle Linee guida sulla salute, sicurezza e ambiente e con gli ultimi rinnovi del CCNL, che hanno rafforzato ulteriormente il ruolo e la formazione dei rappresentanti dei lavoratori.

Ma la cronaca ci ricorda che questa battaglia non può considerarsi conclusa. Troppe morti sul lavoro continuano a verificarsi e troppo spesso negli appalti.

Per questo il 10 luglio non è soltanto una ricorrenza.

È la pagina storica di un disastro ambientale che ha fornito uno spartiacque tra il lavoro ad ogni condizione e il lavoro che ragiona nel rispetto della salute e sicurezza delle lavoratrici e lavoratori, della comunità, del territorio e della natura.

È un'occasione per ricordare quanto la contrattazione abbia contribuito a costruire la cultura della prevenzione nel nostro Paese e per rilanciare un'idea che continua ad essere attuale: la sicurezza sul lavoro si costruisce ogni giorno insieme, con la partecipazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Non è una responsabilità che si può delegare interamente ad altri.

Il segretario generale Marco Falcinelli e il Resp. Naz. Filctem Salute e Sicurezza, Marco Todeschi.

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